Racconti Notturni è una deliziosa raccolta di diciannove racconti autobiografici. Perennemente in bilico tra realtà e fantasia, le trame si alternano in un tracimare di emozioni, magistralmente cadenzate da meticolose descrizioni e da un linguaggio classico e straordinariamente attento alla parola. Ogni racconto, spesso un breve affresco, diviene un microcosmo intimista all'interno del quale ruota sempre l'uomo con le sue debolezze, i suoi riscatti, le sue malinconie, la sua imperiosa voglia di continuare a essere, nonostante tutto, protagonista della propria esistenza.
IL COMMENTO di Simona Lo Iacono(per gentile concessione zam) La storia del racconto si perde nell’origine delle cose, del tempo, dei rimedi.
Rimedi contro la noia e la morte, contro la carestia e la pestilenza. Rimedi contro la vita, quando volta le spalle.
L’arte del racconto è diretta, acuta, schioccante. Una freccia che fende l’aria e si dirige sicura. Che si snoda con voce d’uomo.
Come un giorno che si apre e si chiude nell’arco di un giro di sole.
Fabio Lentini conosce l’arte del narrare, del viaggio. Sa che la parola ha spesso assonanza con la notte, con il giorno che si stempera, con le ombre che incedono.
I narratori amano la notte, perché svuota i clamori, dilata il tempo, la memoria.
E perché somiglia alle vocazioni dell’anima di chi scrive. Un esilio. Una nostalgia di ritorno.
I Racconti notturni di Fabio Lentini afferrano il buio delle ore serali, l’incedere delle ultime ore. Si aprono su suggestioni di boschi e ombre (Ritorni), su navi che solcano il cielo (Il cosmonauta), su deserti di sabbia in cui vengono urlati al vento richiami (Khaled).
Tutto può essere materia narrativa, nella notte. I binari morti di un treno (La leggenda della vecchia ferrovia), un autobus che porta il numero “uno” (Nedo dei gabbiani), il tempo che resuscita destini dimenticati, riportati alla luce da un incontro (Le sette vite del dr. Non).
Ma soprattutto l’evocazione narrativa segue un misterioso senso, una voce che dipana segreti. Il narrare si fa strada che taglia, che s’immette nel peregrinare dell’uomo.
Ogni racconto sgretola l’apparenza delle cose, suggerisce una condivisione nascosta con il nodo dell’esistenza. Ne rivela le origini, i miraggi, gli inganni. Ne indovina il palpitare, ne riconosce l’alito.
Fabio Lentini fa della malinconia un magma, un sogno da decifrare. Conia segnali e sillabe con cui suggerisce significati. Sfata il mito della velocità regalandoci una voce commossa, fragile, lenta come il rotolare di una lacrima.
Si affida, e con fortuna, alla notte.
(Simona Lo Iacono è magistrato, scrittrice e critico letterario. La sua opera d'esordio,Tu non dici parole, edita da Giulio Perrone Editore, è risultata vincitrice del Premio Elio Vittorini 2009 Opera Prima. Autrice di recensioni e saggi letterari, collabora col noto blog Letteratitudine ed è punto di riferimento della vita culturale e letteraria siracusana).